giovedì 23 agosto 2012

Anello del Freikofel da Timau

Partenza alle 6.30 del mattino da Trieste, percorro l'autostrada fino all'uscita Carnia-Tolmezzo, come ormai sono solito fare… superati Cavazzo, Tolmezzo, Imponzo, Cedarchis, Arta Terma e Paluzza, percorro la strada che porta al Passo di Monte Croce Carnico fin oltre la frazione di Timau e mi fermo, come dice la guida, in località Laghetti, appena dopo la galleria a sinistra. Un piccolo spiazzo mi permette di posteggiare l'auto e prepararmi con tutta calma alla risalita.

Poco più in là inizia la carrareccia che mi porterà al sentiero CAI per il Freikofel, nel frattempo cambio le calzature, sistemo lo zaino, prendo bastone e cappello e sono pronto per partire.



 

Il primo tratto, già segnalato, rimanda a mete che per oggi non mi interessano: Pal Piccolo, Plockenhaus, Passo di Monte Croce Carnico, Kotschach-Mauthen… Mi interessa però il Passo Cavallo, al quale arriverò, toccando prima la vetta del Freikofel…





 
Proseguo lungo la carrareccia: l'erba è alta e umida ma non dà troppo fastidio… il sentiero è visibile e non ci dovrebbero essere difficoltà, almeno in questo primo tratto. Ben presto incrocio il bivio con il sentiero CAI 402a che però supero, dal momento che proprio di lì scenderò per chiudere l'anello.







Ancora poco più in su arrivo al bivio segnalato da una cappelletta votiva. Di qui parte il sentiero CAI 401a che è proprio quello che devo prendere…


La salita non è poi così difficoltosa, solo bisogna attendere che il respiro "si faccia"… dopo appena qualche tornante, un nuovo bivio: di qui arriva anche il sentiero che porta alla Casa Cantoniera lungo la strada per il Passo di Monte Croce Carnico e d'ora in avanti, e per un bel pezzo, riconoscerò certamente la strada. L'anno scorso infatti, io e Federico, siamo partiti proprio dalla Casa Cantoniera alla volta del Pal Piccolo e la strada, per un pezzo, è comune a quella che farò oggi.
























Subito ci si inoltra in una rada faggeta: l'aria che si respira qui, nonostante i rumori della strada sottostante siano ancora udibili, è meravigliosa, affascinante e mi rammenta i motivi per cui sono partito da Trieste per fare escursionismo.




Risalgo con calma, perdendo tempo ad immortalare funghi lungo il cammino.










Dopo qualche tornante si raggiungono i 1428 mt di quota, dove un cartello indica che ci si sta avvicinando ad un luogo sacro, la Cappella Pal Piccolo. Breve raccoglimento vicino al monumento ai caduti e si riparte verso la vetta.





Presto la vegetazione cambia, dai faggi si passa gradualmente al bosco di abeti, che però presto si abbandona in favore di una vasta apertura erbosa dove sorge la Casera Pal Piccolo (1525 mt). Tutto attorno resti di edifici di retrovia delle linee italiane, oltre che alcune foto storiche che mostrano questi stessi paesaggi al tempo della Grande Guerra. Mi fermo qualche minuto nella speranza che dal rubinetto della vasca esca un po' d'acqua per fare rifornimento, ma il rubinetto è rotto e devo rinunciare. Mi godo però la vista del Freikofel che da qui si vede particolarmente bene...




Dalla casera salgo alle collinette erbose seguendo il sentiero, e poco dopo ritrovo una piccola pozza alpestre già individuata in una precedente escursione, nonché l'epigrafe di un soldato della prima guerra. Mi fermo giusto un attimo e poi riparto.


 













Poi oltre si arriva alla panoramica selletta dove si incrociano tre sentieri: il CAI 401a che ho appena percorso, il CAI 401che porta a Casera Pal Grande di Sotto e il CAI 401 (che poi diventa 413) che porta al Pal Piccolo e al Freikofel. Il panorama è mozzafiato e permette di distinguere bene la Creta di Timau, il Monte Paularo, il Monte Tersadia e il Monte Zoufplan. Siamo appena a 1545 mt di quota.























Lascio lo spettacolare panorama per dirigermi verso la vetta seguendo il sentiero CAI 401. Lungo il sentiero qualche altra foto alle fioriture estive, magnifiche.







 







Seguendo il sentiero si arriva in breve alla biforcazione che rimanda a sinistra verso il Pal Piccolo e a destra, seguendo il fianco dell'altura sul sentiero CAI 413, per il Freikofel. Mi fermo un attimo a mangiare un panino e a bere un sorso d'acqua… il cartello indica che alla vetta mancano 45 minuti, ormai poco mi separa dall'obiettivo, ma una breve pausa posso anche concedermela.





La salita al monte non è poi così facile, il sentiero lascia il passo ad una risalita in ferratina, senza grosse esposizioni è vero, ma con roccione da superare e tratti in pendenza dove staffe e tratti di cavo aiutano a procedere. Niente di impraticabile anche per un modesto escursionista e in breve si sale alla vetta, 1757 metri.
Appena sotto le trincee incontro alcuni volontari del CAI che stanno lavorando alla risistemazione delle postazioni italiane, saluto e documento.


Arrivato in cima sono quasi emozionato: la vista è splendida e il panorama esteso, nonostante la vetta non sia poi così alta. Il tempo è dei migliori, il sole scalda ma la fresca brezza aiuta e non sentire troppo il calore (e in effetti questo mi costerà una scottatura)… tuttavia mi permetto una lunga sosta poco distante dal cippo, mangio e asciugo maglia, zaino e cappello. La giornata poi ha richiamato un bel numero di turisti, alcuni austriaci altri friulani o veneti (riconosco un gruppo di carnici e una famiglia di trevigiani), tutti intenti a studiare le trincee ben conservate.






Terminata la sosta è ora di ripartire: la discesa, da cartina, sembra essere più lunga della salita… si scende così seguendo le rade indicazioni, dal versante nord est. Il sentiero è sempre il 413 e, come per la salita, è piuttosto malagevole… anche qui affioramenti rocciosi da superare, staffe e corrimano di corda. Con le dovute attenzioni, la discesa gradualmente si ammorbidisce e ben presto sono in vista del Passo Cavallo (1622 mt). Appena sotto il passo una casetta chiusa mi fa immaginare che sia il ricovero di qualche falegname o di quanti lavorano su queste montagne.





Scendendo ancora si giunge ad un quadrivio, poco segnalato in verità, dal quale la guida mi indica che si può rientrare senza problemi seguendo il sentiero CAI 400… tuttavia mi propone anche un breve allungamento verso Casera Pal Grande di Sotto che, senza nemmeno pensarci due volte, prendo subito.
Non ci metto molto ad arrivare e in casera già ci sono degli escursionisti che forse fanno parte del Gruppo Alpino, visto che hanno aperto il piccolo rifugio… io mi accontento di far rifornimento d'acqua alla vasca e fermarmi un attimo per asciugarmi.




 


Prima di proseguire seguendo il sentiero però, mi tocca aspettare il passaggio di un gruppetto di escursioniste cornute… mentre sto lì, in attesa, spesso si fermano, mi squadrano e poi sbuffando ripartono per andare ad abbeverarsi…








Poco più sotto incontro un bivio che mi indica che, se volessi proseguire, potrei percorrere il sentiero CAI 402 fino alla Casera Pramosio Alta, il che mi riporta alla mente che anche questo sentiero, quello che percorrerò ora in discesa, l'ho già fatto l'anno scorso, quando sono salito da Timau fino alla Creta di Timau, in solitaria.






 



La discesa è piuttosto tranquilla, il sentiero ben segnalato (come ricordavo). Lungo il tragitto incontro e fotografo anche un paio di stemmi militari calcati nella roccia dai soldati di passaggio della prima guerra. Affascinante. Ma molto triste.




 

Entrato nel bosco di abeti, ben presto incontro il bivio che da un lato mi porterebbe a Timau (CAI 402), dall'altro mi riporta invece all'auto (CAI 402a). Il sentiero prosegue: si aggira il ponte crollato sul rio Gaier e infine si passa a fianco di alcuni stavoli, alcuni crollati, altri ancora utilizzati probabilmente fino a raggiungere, di nuovo, il bivio con la carrareccia iniziale e chiudere quindi l'anello.








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